La Storia di PIANCASTAGNAIO

Il territorio del comune di Piancastagnaio si estende sulle pendici sud-orientali del monte Amiata, arroccato su di un ripiano che domina la valle del Paglia e la Cassia. Antico centro feudale, divenne podesteria medievale fin nel XIII secolo per poi elevarsi a capoluogo di feudo granducale nel XVII secolo e, nel 1778, a sede di comunità.


Piancastagnaio viene ricordato sin dalla fine del secolo XI per le lotte che nacquero tra la famiglia degli Aldobrandeschi e l'Abbazia di San Salvatore del Monte Amiata per la giurisdizione civile sul suo territorio. I contrasti, ai quali presero parte anche i Visconti di Campiglia d'Orcia, proseguirono nel XIII secolo quando Piancastagnaio era ormai divenuto un importante castello costituito a comune. La Repubblica di Orvieto, che già da tempo aveva in parte il controllo della vita politica del comune, lo occupò definitivamente nel 1303 e Piancastagnaio rimase legato ad essa fino alla metà del secolo. Ancora conteso dagli Orsini di Pitigliano, eredi degli Aldobrandeschi, e da Siena, che nel corso del XIV secolo aveva intensificato i suoi tentativi espansionistici, fra il 1415 e il 1430 Piancastagnaio si assoggettò liberamente a quest’ultima. Nel 1456 Siena, alla quale Piancastagnaio rimarrà legato fino al XVI secolo, cominciò un’intensa opera di restaurazione delle mura del castello. Attualmente rimangono una rocca ben mantenuta, tre torri e qualche tratto di mura.

Nel 1601 il Granduca Ferdinando I concesse il territorio in feudo al Marchese Giovanni Battista Bourbon del Monte, al quale si deve la costruzione dell'imponente palazzo fuori delle mura. Nel 1778 il feudo venne soppresso e il territorio di Piancastagnaio riorganizzato all'interno dello stato granducale. Durante la Guerra di Liberazione il territorio fu sede di un'intensa attività partigiana.


Il territorio comunale di Piancastagnaio è ricco di importanti opere architettoniche, a cominciare dalla chiesetta di San Bartolomeo (già parte del Convento di S. Francesco), la cui facciata è preceduta da un elegante loggiato.

All’interno si trovano affreschi di scuola senese del 1300. Poco lontano si trova il Santuario della Madonna di San Pietro, seicentesco edificio arricchito dalle opere di Francesco Nasini conservate al suo interno. La presenza architettonica più imponente a Piancastagnaio è sicuramente la Rocca Aldobrandesca, realizzata in perfetto stile medievale e abbellita da merli e beccatelli ricostruiti negli anni ’60. Oggi la Rocca è stata adibita a museo; essa si affaccia sul paese antico, tuttora diviso negli antichi terzieri di Borgo, Voltaia e Castello. Nel centro è possibile ammirare ancora la Pieve di S. Maria Assunta, con i sui interni semplici e solenni. Poco più avanti s’incontra Piazza Matteotti, adornata dai trecenteschi palazzi del Comune e del Podestà. Ultimo, ma non per importanza, è il Palazzo Bourbon del Monte, originaria residenza seicentesca dei feudatari del luogo.

In passato l’economia di Piancastagnaio si basava soprattutto sulle attività silvo-pastorali. Le grandi distese boschive e le sodaglie a pascolo prevalevano infatti sui terreni coltivati a cereali e alimentavano anche il bestiame. Legate all'utilizzo del bosco erano anche le principali attività manifatturiere, tra cui spiccava la lavorazione del legno. In età medievale Piancastagnaio era anche noto per la fabbricazione di lance e picche. Attualmente l'industria si incentra sulla produzione di mobili e infissi, di ceramiche, su aziende che operano nel campo dell'elettronica e sulla lavorazione della pelle. L'aumento degli impiegati nel terziario è avvenuto in gran parte grazie al forte incremento del turismo.


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